In marzo id-lab ha realizzato per Breil un'installazione interattiva a BaselWorld, il salone mondiale della gioielleria e dell'orologeria di Basilea. Questo è un diario (a posteriori e prevalentemente visivo) di come sono andate le cose, di come si arriva sani e salvi al giorno dell'inaugurazione, di cosa c'è dietro le quinte di uno dei più grandi circhi di lusso al mondo...
simone, 30.04.2006
BaselWorld si tiene ogni anno presso un colossale complesso fieristico non lontano dal centro della città.
Io e Thimothy siamo arrivati in città lunedì 27 marzo, tre giorni prima dell'inaugurazione e 4 settimane dopo il primo incontro con i clienti. Un progetto lampo, in cui tutto è andato incredibilmente liscio (alla faccia di quel portasfiga di Murphy e delle sue leggi) e il cui risultato è stato InteractivePixel, un'installazione che ha lasciato tutti (sia noi, sia i clienti) contenti.
Queste due immagini sono state scattate la mattina di martedì. Ma noi siamo arrivati la notte precedente, quando al piano terreno della fiera tutto sembrava tranquillo...
...mentre al piano superiore, dove era collocato lo stand della Breil, le operazioni di montaggio erano decisamente meno rilassate...
Loro sono i due personaggi chiave (per id-lab) di questa simpatica avventura.
Da sinistra a destra, Luca Zaniboni e Roberto Perugini (poco dietro Timothy Heys Cerchio).
Roberto Perugini è uno degli uomini chiave della Bodino, la più grande azienda italiana di allestimenti, con pochi rivali anche in ambito europeo. Qualche mese fa ci siamo conosciuti per capire se si riusciva a fare un lavoro assieme. Ci siamo stati simpatici, quel lavoro per cui ci siamo incontrati ha avuto dei percorsi travagliati, ma un giorno Roberto ci dice se volevano andare a conoscere lo staff dello studio associato Dordoni Architetti, che cura tra l'altro gli allestimenti degli stand Breil e D&G per la Binda S.p.a.
Luca Zaniboni è, insieme ad Alessandro Acerbi, uno dei soci della Dordoni Architetti, studio milanese fondato dall’Arch. Rodolfo Dordoni, che dopo una lunga carriera in cui si è diviso tra design ed interior (principalmente abitazioni, negozi e allestimenti fieristici), per meglio strutturare l’organizzazione del settore architettura ha deciso di circondarsi di un gruppo di giovani di talento per distaccare e rendere indipendenti i due rami d’attività. Abbiamo conosciuto Luca, lui ci ha spiegato il concetto dello stand e nel giro di soli tre incontri abbiamo risolto l'intera filiera dei problemi progettuali legati ad inserire l'installazione interattiva all'interno della stand: pim, pum, pam e via che si parte con la produzione.
Il terzo uomo (e in quanto tale, di lui non abbiamo immagini...) è il signor Marcello Binda, amministratore delegato della BindaS.P.A, holding che produce e distribuisce orologi per numerosi marchi (Breil, D&G, Wyler Wetta, Nike...). Il signor Marcello è un uomo di poche parole e dalle decisioni rapide. Ci è bastato un incontro di dieci minuti (d'orologio) per presentare il progetto e ricevere l'approvazione a procedere.
Insomma, eravamo rimasti al montaggio dello stand. Questo è Timothy, che esce dallo stand dopo la prima ricognizione. Da qui a breve, Tim prenderà le redini del montaggio della parte elettronica e, a colpi di cacciavite e saldatore, risolverà tutti quei 'problemini...' tipici del montaggio di una installazione.
L'installazione è composta do otto schermi a pavimento + 4 espositori 'attivi'. Ma questo lo vedremo più in là. Qui sotto tutto il nostro materiale messo in ordine su uno degli schermi. Le pareti interne specchianti moltiplicano ogni cosa all'infinito facendo esplodere lo spazio.
La quantità di cose e cosette da mettere in piedi e far funzionare non finisce mai. Roberto alle prese con il logo...
Gli espositori sono dei prismi che si stringono sulla base. Per capirci, quel catafalco appoggiato sullo schermo alla sinistra della foto qui sotto è un'espositore che va inserito in un attacco già piazzato al pavimento.
Ecco cosa succede succede se l'attacco a terra è troppo alto, anche solo di un centimetro...
E ale', ora si può inserire l'espositore,
che poi, però, bisogna anche cablare...
Ora tocca ai led.
Un paio di led si sono danneggiati nel trasporto. Robero è alle prese con altri mille problemini. Timothy si impossessa del cellulare-astronave di Roberto e prende in mano la situazione.
Bene. Siamo agli ultimi ritocchi.
E poi, un paio d'ore prima dell'inaugurazione, come per magia tutto è pronto. "Dai, spegni la luce che vediamo l'effetto che fa..."
Bene, pronti per cominciare. Per le foto 'ufficiali' e per il video vi rimando ancora una volta al sito di Id-lab, ma prima di salutarci vi mostro un po' di immagini di cosa succedeva attorno allo stand Breil.
Innanzitutto Dolce&Gabbana. Lo stand D&G è il siamese di Breil, nel senso che gli è appiccicato per la 'spalla' e fa parte della stessa struttura. E' uno stand molto bello, progettato dallo stesso studio Dordoni che ha giocato con interpretazioni opposte sul tema delle riflessioni: Breil chiuso, luci soffuse, interazione, D&G aperto, luminosissimo, abbagliante. Bravi. (se volete contattarli, conoscerli e farvi raccontare la loro versione, studio@dordoniarchitetti.it)
Facciamo ora un rapido giro qua e là tra le varie sezioni della fiera, tutte caratterizzate da nomi alquanto buffi: Hall of Dreams, Hall of Desire, Hall of Emotions, Hall of Inspirations...
Lei è Maria, la vera scintilla di tutta l'operazione. Anche lei lavora per Bodino ed è lei che ci ha presentato a Roberto, che poi ci ha presentato a Luca, che poi........
E questi pesci? A basilea si cerca di stupire. Quest'anno la Breitling ha vinto il premio 'stupore dei visitatori', sospendendo sopra il proprio stand un'acquario con 1000 branzini vivi, selezionati e tutti uguali...
Sul tema marino ha lavorato anche l'architetto della Corum, ma in maniera molto più sottile, spiazzante e leggermente sinistra. Lo stand Corum era completamente ricoperto di 'mattoni organici', fatti di pelle di manta...
Questa, per intenderci, è una manta.
Qui e la abbiamo visto anche un po' di interaction design. Per quest'anno poche cose, non tutte particolarmente interessanti, ma un crescente interesse e curiosità da parte dei visitatori.
Ecco qualche immagine, più qualche piccolo video. Per vedere i video avete bisogno dell'ultima versione di Quik Time. Se il video non parte potete scaricare il software qui
Il gioco più accattivante era sicuramente quello della Hublot, che all'ingresso del suo stand ha allestito un orologio lussuosissimo, tempestato di diamanti. Le hostess ti invitavano a toccarlo, a prenderlo in mano, ma...
C'erano poi un paio di stand che giocavano con i vetri polarizzati. Le superfici degli espositori erano opache fino a quando non ci si avvicinava o le si toccava.
E poi questo stand, 'interattivo' senza tecnologia, in cui le pareti perimetrali erano definite da fili tagliati a diversa altezza.
Bene. Un'ultima curiosità a chiusura di questo diario. Abbiamo visto come funziona e che aspetto ha una delle fiere più lussuose al mondo (e vi assicuro che questa è solo una minima parte). Poco prima dell'inaugurazione, abbiamo scoperto che avevamo messo via un pezzo importante dell'installazione. 'Cazzarola, è già stato imballato nei sotterranei...'. Trovare quel pezzo è stata un'avventura, ma abbiamo avuto possibilità di vedere cosa si cela sotto il mondo dorato della fiera. Visitare la sala macchine è sempre un'esperienza affascinante...
E volete vedere chi tiene le fila di questo inferno?
Bene. All'anno prossimo. Ciaociao.
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